domenica 16 novembre 2014

Musiques et Poètes du Sud - poesia di Morante musicalizzata


Troubadours Art Ensemble consiste di un gruppo di musicisti, ballerini, comici, fotografi, cantatori, vidéastes che insieme propone di utilizzari i troubadours come filo conduttore per le loro opere d'arte che mescolano le lingue, le letterature e le musiche del Mediterraneo. 
Troubadours Art Ensemble è diretto da Gérard Zuchetto, "chercheur, auteur, compositeur et interprète des troubadours." 


Quanto mi è piaciuto scoprire che un'altra poesia di Morante è stata musicalizzata - sapevo che esisteva la Cantata della fiaba estrema, adattamento musicale di Hans Werner Henze della poesia Alibi di Elsa Morante...

Il loro album, uscito nel 2012, il risultato di una collaborazione fra 17 musicisti, comédiens e danseurs al Théâtre Scène Nationale, Narbonne, che s'intitola Musiques et Poètes du Sud, che è descritto così sul loro sito: "est une création originale née de nos recherches et de nos expériences musicales sur les différentes formes poétiques issues du trobar et de l’art poético-musical en Méditerranée, du Moyen Age à aujourd’hui. Troubadours en occitan, ballades séfarades en ladino, chants du maquâm en arabe et des Bakhshis persans en farsi… sont présentés ici par de grands interprètes, musiciens et chanteurs de l’âme méditerranéenne. Une rencontre exceptionnelle entre artistes passionnés, parmi les meilleurs spécialistes des musiques de la Méditerranée, et textes porteurs des valeurs universelles d’humanisme et de laïcité." (una mia traduzione, fatta in fretta dal francese all'italiano: "è una creazione originale nata delle nostre ricerche e delle nostre esperienze musicali sulle diverse forme poetiche del trobar e dell'arte poetico-musicale nel Mediterraneo, dal Medioevo fino ad oggi. I trovatori in occitano, le ballate sefardiche in ladino, le chants du maquâm in arabo ed i Bakhshis persans in farsi... sono presentati qui dai grandi musicisti, cantatori, e interpreti dell'anima mediterranea. Un incontro straordinario tra artisti appassionati, i migliori specialisti della musica mediterranea e i testi che portano i valori universali dell'umanesimo e laicismo.")




Bakhshis, Trobadors, Cantos Sefardis, Maquam: Ali Shir Navâ’i, Hakīm Abu’l-Qāsim Firdowsī Tūsī, Al-Sayyab, Al-Rassafi , Nazik Al Mala’ika, Ausiàs March, Jacint Verdaguer, Charles Cros, Pierre Reverdy, Joé Bousquet, Federico Garcia Lorca, Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, René Nelli.

Musica: Gérard Zuchetto - Sandra Hurtado-Ròs

Lingue : français, occitan, farsi, arabe, ladino, castillan, frioulan, italien
Direzione : Gérard Zuchetto Solistes : Sandra Hurtado-Ròs, Gérard Zuchetto, Fawzy Al Aiedy Hamid Khezri, Maurice Moncozet, Michel Abdeslam Raji


Gérard Zuchetto

venerdì 26 settembre 2014

Come tradurre la Morante all'inglese: un'intervista con Jacob Blakesley, University of Leeds, Centre for Translation Studies

Cari lettori miei, sono lietissima di riportarvi un'intervista scritta con lo studioso Dr. Jacob Blakesley, University of Leeds, Centre for Translation Studies e Leverhulme Early Career Fellow. Abbiamo discusso Great Italian Short Stories of the Twentieth Century/I grandi racconti italiani del NovecentoPubblicato nel 2013 dalla casa editrice Dover Publications, Inc., il volume consiste di un'antologia bilingue di racconti. Una scelta nuova di racconti italiani moderni, con un'introduzione ad ogni autore, tutto selezionato e tradotto di Jacob Blakesley. (Per tutti i dati bibliografici, vedete WorldCat qui.)



Il suo profilo professionale è disponibile attraverso la rete sociale Academia.edu:  

https://leeds.academia.edu/JacobBlakesley



Great Italian Short Stories of the Twentieth Century

I grandi racconti italiani del Novecento


A Dual-Language Book 


Gabrielle Orsi: Great Italian Short Stories of the Twentieth Century / I grandi racconti italiani del Novecento: A Dual-Language Book (Dover Dual Language Italian) è un'antologia bilingue di racconti con traduzione inglese a fronteCom'è stato concepito il libro? Come ha scelto Lei i racconti? 


Jacob Blakesley: Diciamo che l’antologia è stata concepita in un modo abbastanza casuale. Avevo inizialmente visto un annuncio di Dover che cercava traduttori, e dopo avergli mandato il mio cv e un writing sample, mi hanno chiesto se avevo delle idee per una raccolta di racconti italiani del Novecento. Ma mi hanno dato solo due settimane per mettere insieme un elenco di possibili racconti. Volevano racconti inediti in inglese, per la maggior parte. Insomma ho cominciato a scegliere gli autori che conoscevo meglio e che per me erano più importanti nella narrativa italiana del Novecento, e poi ho cercato un loro racconto che non era stato mai tradotto (o, in pochi casi, che era stato tradotto ma molto tempo fa o che comunque era poco disponibile). 


Gabrielle Orsi: Lei ha scritto negli appunti del libro, nel "Translator's Note": "This book has been conceived with two audiences in mind: the student and the general reader. I have generally kept quite close to the Italian when possible, and some might say too close. Yet I have also aimed for readability of the stories, and this has resulted in some occasional changes in syntax and/or vocabulary." Com'è il processo traduttivo per Lei in genere? E con particolare riferimento al testo della Morante, "Il ladro dei lumi," com'era andato il processo traduttivo? 


Jacob Blakesley: Secondo me non tutti i traduttori seguono un metodo specifico. Mentre i miei saggi critici cercano di esaminare il processo traduttivo in un modo analitico e rigoroso, le mie traduzioni sono piuttosto ad hoc. E questo è dovuto al fatto che spesso è difficile o addirittura dannoso avere un'idea a priori di come tradurre un dato testo prima di andare a mano a mano. Ho cercato, per esempio, di rispettare più un certo lirismo della Morante, mentre, per esempio, non ho fatto lo stesso per Pirandello, dove invece prediligevo il dialogo e il macabro. Comunque, per la Morante, ho fatto una traduzione anzitutto superletterale, anche con false friends, prima di raffinarla. 

Gabrielle Orsi: Perchè ha scelto "Il ladro dei lumi" di tradurre, dato che la Morante ne ha scritti tanti racconti negli anni 30, 40, 50…? Penso che non sia il più conosciuto dei suoi racconti...

Jacob Blakesley: Devo ammettere che non essendo uno specialista in particolare della Morante, ho scelto il racconto che conoscevo meglio, e che mi aveva colpito quando l'avevo letto anni prima. Il fatto personale di esser cresciuto ebreo mi ha reso il testo molto vicino e ancora più affascinante.

Gabrielle Orsi: Ci dica un po' sull'realizzazione del testo inglese del racconto "Il ladro dei lumi." Secondo le mie ricerche, la traduzione che Lei ha effettuato è la prima mai fatta all'inglese… Come è andato tradurre un racconto così complesso, con (credo) due narratrici o almeno due punti di vista? (C'è “quella ragazzina,” che “è sempre là, che interroga spaurita nel suo mondo incomprensibile” alla fine, per esempio, ma c'è anche una narratrice adulta che comincia il racconto…)

Jacob Blakesley: L'ho tradotto molto letteralmente e quindi in modo intenzionalmente goffo, una prima volta; poi ho rifinito la traduzione, per cercare di farlo scorrere bene in inglese. Tradurlo non è stato facile, sia per le ambiguità della narrazione, sia perché riprodurre lo stile della Morante, che è tutt'altro che prosaico, è piuttosto arduo. Infine mi stupisce che questa sia davvero la prima traduzione, data l'evidente grandezza del racconto.

Gabrielle Orsi: Nicoletta Di Ciolla McGowan ha osservato che "Il ladro dei lumi" racconta un risveglio individuale, ma ciò nonostante, sottolinea che la trama è "almost non-existent" e un'atmosfera "overwhelmingly gothic" soffoca i personaggi. Cosa ne pensa del racconto? È d'accordo con Di Ciolla McGowan? Come rispondono gli studenti, secondo Lei, a questo racconto così cupo e misterioso?

Jacob Blakesley: Non sono d'accordo con Nicoletta Di Ciolla McGowan: trovo che la trama sia abbastanza chiara, anche se non è chiaro se la narratrice sia veramente la ragazzina descritta. L'asserzione che la narratrice "non avev[a] più di sei anni", i riferimenti a sua madre e alla sua famiglia, mi inducono a credere che sia stata lei, la narratrice, "quella ragazzina." Il racconto è davvero terrificante, e la religiosità della narratrice rende il racconto ancora più pregno di qualcosa di mistico. Non ho avuto l'occasione, ancora, di far leggere questo agli studenti, ma sicuramente attrarrebbe quelli più sensibili.

Indice del libro

Luigi Pirandello (1867-1936): Naked life (La vita nuda) 
Federigo Tozzi (1883-1920): The crucifix (Il crocifisso)  
Carlo Emilio Gadda (1893-1973): The ash of distant battles (La cenere delle battaglie)  
Dino Buzzati (1906-1972): An important man (Un uomo importante) 
Alberto Moravia (1907-1990): My name is Alice I am a spinning top (Mi chiamo Alice sono una trottola) 
Tommaso Landolfi (1908-1979): Little animals (Animalini)  
Cesare Pavese (1908-1950): The gypsy woman (La zingara) 
Elsa Morante (1912-1985): The thief of lights (Il ladro dei lumi) 
Leonardo Sciascia (1921-1989): Our men are arriving (Arrivano i nostri) 
Mario Rigoni Stern (1921-2008): Bepi, a recalled reservist from 1913 (Bepi, un richiamato del '13) 
Giorgio Manganelli (1922-1990): The postcard (La cartolina) 
Italo Calvino (1923-1985): The collapse of time (on some drawings by Saul Steinberg) (Il crollo del tempo: su alcuni disegni di Saul Steinberg) 
Luigi Malerba (1927-2008): The defense of Italian (La difesa della lingua)
Goffredo Parise (1929-1986): Man and things (L'uomo e le cose) 
Gianni Celati (1937- ): The mimes' workshop (La bottega dei mimi).

lunedì 22 settembre 2014

American Academy in Rome


"The Visiting Artists and Scholars Program provides artists and scholars of any nationality the opportunity to participate in the interdisciplinary and intellectual community of the American Academy in Rome."

Sarò a Roma dal 26 ottobre fino al 18 novembre all'American Academy come 'visiting scholar', cioè studiosa in visita. Penso di visitare la Biblioteca nazionale centrale di Roma per studiare i manoscritti di Morante; con la meta di scrivere degli appunti per un progetto monografico sulla scrittrice romana. E per il resto, il mio "piano di studio" comprende anche il leggermi dei libri accademici-- ce ne sono tanti nuovi libri sulla Morante che non ho ancora letto... E vorrei anche fare una visita alla Casa di Traduzione per dare un'occhiata alla biblioteca.

sabato 23 agosto 2014

Presente e futuro della traduzione, 10 ottobre 2014



Presente e futuro della traduzione Roma, 10 ottobre 2014 

Cari lettori miei, vi ho parlato prima della Casa delle Traduzioni a Roma... eccone un'altra notizia.

 Qual è lo stato della traduzione in Italia? Quali le prospettive per chi si avvicina alla professione del traduttore, nel settore tecnico o in campo editoriale?

Rappresentanti di punta del settore ne discuteranno il 10 ottobre prossimo a Roma nel corso della Giornata europea delle lingue. L'evento, organizzato dalla DG Traduzione della Commissione europea, è aperto a traduttori, studenti e laureati in lingue e traduzione e a chiunque si occupi o si interessi a vario titolo di traduzione. Con Jürgen Becker, Literarisches Colloquium Berlin Sandra Bertolini, Daniele Sanchioni, AITI Biancamaria Bruno, Lettera Internazionale Simona Cives, Casa delle Traduzioni Francesca Cosi, Alessandra Repossi, Strade Marina Rullo, Biblit Mirko Silvestrini, Unilingue Un'iniziativa della Direzione generale della Traduzione della Commissione europea (Antenna di Roma) in collaborazione con Goethe-Institut Roma, AITI - Associazione Italiana Traduttori e Interpreti, Biblit, Casa delle Traduzioni di Roma, Lettera Internazionale, Strade – Sindacato traduttori editoriali e Unilingue.



Da settembre sarà possibile iscriversi all'evento compilando il modulo che sarà pubblicato su questa pagina.  
via degli Avignonesi 32, 00187 ROMA  
telefono (0039) 0645460723 - 0645460720 
e-mail casadelletraduzioni@bibliotechediroma.it 
Per informazioni: DGT-IT-ROME@ec.europa.eu


Con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri Portone entrata Casa delle TraduzioniLa Casa delle Traduzioni è un centro di documentazione e consultazione specializzata interamente dedicato alla traduzione, nato nel giugno del 2011 con l’obiettivo di valorizzare il ruolo del traduttore e di promuovere la diffusione della lingua e della letteratura italiana nel mondo. Offre i suoi spazi a traduttori, ricercatori, professionisti dell’editoria e a chiunque sia interessato al mondo della traduzione. Dispone di una biblioteca specializzata sulla traduzione, fornita di dizionari bilingui e monolingui, enciclopedie, saggi e manuali di traduzione in libera consultazione e disponibili al prestito. La Casa delle Traduzioni organizza un ampio programma di formazione permanente e di attività culturali rivolte agli specialisti e al pubblico esterno: laboratori di traduzione, presentazioni di novità editoriali, giornate di orientamento, incontri e seminari che danno la possibilità ai traduttori italiani e stranieri di confrontarsi e di lavorare insieme. La Casa delle Traduzioni accoglie nella sua residenza traduttori da tutto il mondo e dà loro l’opportunità di lavorare a contatto diretto con la cultura italiana. All’interno della Casa delle Traduzioni sono presenti: 


  • un fondo di libri tradotti della scrittrice Elsa Morante donati da Carlo Cecchi;
  • una mostra permanente di foto di scrittori italiani del fotografo Rino Bianchi; 
  • le traduzioni degli editori Europa Editions e Voland che hanno deciso di “adottare” la nuova biblioteca donando i loro libri. Foto: foresteria e sale

venerdì 27 giugno 2014

Quella mattina di luglio, di Corrado Augias

Copertina del romanzo, con una foto di Man Ray

Un giallo 'storico': Quella mattina di luglio, di Corrado Augias

Roma, 19 luglio 1943: una giornata indimenticabile. L'indagine routine di Flaminio Prati, commissario del quartiere San Lorenzo, di un delitto avvenuto in un anonimo appartamentino del rione viene interrotta del bombardamento degli Alleati. Così inizia il crollamente del fascismo e nasce una nuova realtà post-fascista... però chi ha amazzatto la bellissima Franca Gandolfo, e perchè?


La mia copia di questo romanzo ho comprato per caso in una libreria di libri usati in California per $1.00; è stato infatti l'unico libro in italiano e l'ho scelto proprio per la bella copertina, adornata con una foto di Man Ray {"Harper's Bazaar," 1941}, e per l'opportunità di leggermi un libro in italiano.

Lettori miei, vi lascio immaginare la mia sorpresa quando ho letto che, durante l'episodio del bombardamento nei primi capitoli del romanzo, il protagonista Flaminio Prati si rifugia in una cantina dove incontra una madre e figlio. E come si chiama la coppia? Ida e Giuseppe, detto Useppe.  Una coincidenza? 

Sembrava incredibile... comunque, il mio dubbio è stato sciolto come i nodi dell'indagine stessa: nella "Nota dell'autore" che chiude il romanzo, spiega Augias: "Devo poi segnalare il romanzo di Elsa Morante, La Storia... al quale è dedicato una breve citazione testuale nel capitolo sul bombardamento, come il lettore accorto sicuramente avrà notato. Sono consapevole che una parte della critica ha apprezzato questo romanzo in misura inferiore agli altri della grande scrittrice. Per quanto mi riguarda lo lessi con tale trasporto da averne conservato un ricordo incancellabile." {pp. 258-9; dicembre 1994}

Copertina alternativa del giallo



mercoledì 4 giugno 2014

Artiste del Novecento tra visione e identità ebraica: Mostra a Roma 12/06 - 05/10/2014

Vi riporta queste notizie della Galleria d'Arte Moderna a Roma, che sta per offrire una mostra interessantissima per chi appassionato della storia dell'arte e la storia dell'ebraismo italiano!


La mostra intende analizzare e far conoscere l’opera di alcune importanti artiste che nel tessuto culturale dell’Italia del Novecento hanno saputo affermare in ambito ebraico e femminile, una propria piena indipendenza creativa e intellettuale.
Antonietta Raphaël, Riflesso nello specchio, 1945-1961
Le opere presentate permettono di apprezzare la qualità dei linguaggi artistici individuali e, insieme, di evidenziare quel nesso inestricabile fra impegno artistico e identità ebraica, vita pubblica e vita privata, che contraddistingue la produzione di ognuna. La mostra, che ha le sue premesse nella precedente edizione promossa e sostenuta dalla Comunità ebraica e dall’Assessorato alla Cultura di Padova al Centro Altinate San Gaetano di Padova nei mesi di agosto-aprile 2013, in questa nuova edizione presso la Galleria d’arte moderna di Roma Capitale, vuole proporre all’attenzione del pubblico oltre le figure di Antonietta Raphaël, Paola Consolo, Eva Fischer, Gabriella Oreffice, Adriana Pincherle, Silvana Weiller, anche la peculiare testimonianza di alcune artiste legate all’ambiente romano per cultura e formazione: 
Corinna e Olga Modigliani, Anna e Lilly Nathan, Pierina Levi, Amalia Goldmann Besso, Amelia Ambron e Wanda Coen Biagini.

Catalogo: Edizioni Trart

Informazioni

Luogo
Galleria d'Arte Moderna
Orario
Da martedì a domenica ore 10.00 - 18.00
Lunedì chiuso
La biglietteria chiude alle ore 17.30
Informazioni
Te. +39 060608 (tutti i giorni ore 9.00-21.00)
Altre informazioni
Promossa da Roma Capitale Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica - Sovrintendenza ai Beni Culturali di Roma, dalla Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia onlus e dal Museo Ebraico di Roma
Con il Patrocinio del
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Sponsor Sistema Musei in Comune
Banche Tesoriere di Roma Capitale (BNL Gruppo BNP Paribas, UniCredit, Banca Monte dei Paschi di Siena); MasterCard Priceless Rome, Vodafone
Organizzazione
Zètema Progetto Cultura
Con il contributo tecnico di
Atac; La Repubblica
Sponsor mostra
Con la collaborazione di
Unione delle Comunità Ebraiche Italiane; Fondazione Ambron Castiglioni; Association Européene pour la Préservation et la Valorisation de la Culture et du Patrimoine Juif; Adei Wizo; Soroptimist International d’Italia
Con il contributo tecnico
Ciaccio Broker Assicurazioni per l’Arte; Lebonton

lunedì 2 giugno 2014

Colpa del sole - 2


Come vi ho scritto in un post precendente,  il blog di Nuovi Argomenti ha scritto sul film "Colpa del sole," il solo film mai diretto da Alberto Moravia. Assieme a un videoclip, presenta il racconto che Moravia utilizzò come soggetto nella sua unica prova da regista.  
Il titolo del film mi fa pensare del sole e della luce che, nelle opere di Morante, rappresentano un prise de conscience terribile, mortificante... mi chiedo se esistono dei legami tra questo film di Moravia e il tema morantiano... 

Maria Grazia Di Mario mi ha indicato che il suo nuovo libro, pubblicato l'anno scorso, La Roma di Moravia tra narrativa e cinema dà ampio spazio al film "Colpa del sole." 


C'e un brano del testo disponible sulla rete qui. Vi riporto l'indice del libro sotto.


E. M. ou La Divine Barbare: Roman confidentiel non finito di Jean-Noël Schifano. Morante come protagonista di un romanzo: amore, parole, suicidio

Jean-Noël Schifano - E.M. ou La divine barbare from Librairie Mollat on Vimeo. Music: Enrico Rava - Stefano Bollani - 12 Birth of A Butterfly, var.

Jean-Noël Schifano vi presenta il suo romanzo E.M. ou La divine barbare pubblicato dalla casa editrice Gallimard. E il riassunto del romanzo preso del loro sito:

"Rome, novembre 1984-novembre 1985. Peut-on tout se dire, dans la tendresse amoureuse qui, quelques jours durant, laisse à découvert les secrets les mieux gardés de deux vies, en miroir l’une de l’autre? Tomber les masques, au vrai plus que Rousseau, plus que Lamiel, plus que Leiris, même?
Le jeu secret quand la vie et l’amour ne tiennent qu’à un fil : aveu contre aveu.
Que se passe-t-il d’essentiel entre Elisa, l’immense écrivain, qui survit un peu de temps encore à son suicide, et son traducteur, Giannatale, qui désire, après l’œuvre, traduire la plus voilée des vies?...
Il y a deux amours fusionnels dans ce petit livre, mots et chairs, qui se passent entre deux chambres, et se poursuivent au cœur des milliers de pages écrites par Elisa. Éphémère, l’amour de Giannatale avec Polina. Éternel, l’amour pour Elisa. Tous deux partagés à la passion. Il y a le jeu jusqu’à la mort des vérités enfin dites."         




Editions Gallimard  

160 pages, 140 x 205 mm
Achevé d'imprimer : 08-03-2013

Collection Blanche
Genre : Romans et récits
Catégorie > Sous-catégorie : Littérature française > Romans et récits
Époque : XXe-XXIe siècle
ISBN : 9782070141098 - Gencode : 9782070141098 - Code distributeur : A14109

 Eccovi un brano del testo francese, provveduto dalla casa editrice Gallimard. Se non vedete l'ebook sotto, aggiornate i settings del vostro browser (ché mostri "insecure content").


Gallimard logo

giovedì 29 maggio 2014

Disenchanted Nature: Assurdità infernale in Menzogna e sortilegio

Ecco i miei appunti per la conferenza che ho tenuto al convegno AAIS il 25 maggio 2014.

Thesis 

I will look at one chapter from Elsa Morante's 1947 novel Menzogna e sortilegio. I propose that this chapter is a playful modeling of the novel itself: it provocatively portrays the text and the author as purveyors of deception, menzogna, to the point of absurdity. This chapter shows the body as rooted in a world that joins artifice and nature, sin and corporality—and it relies upon 2 masters of Italian literature, Dante and Giovanni Verga to do so. It also offers a tangled lesson in repentance and reflection. I argue that here, Morante presents nature as disenchanted – offering no escape from the urban world that occupies so much of the novel..
This chapter falls within the novel’s fifth section, Parte Quinto: Inverno, and is titled: Un ritrovo mal frequentato. Il butterato si vanta e un carrettiere racconta un’assurdità infernale.

Summary of Menzogna e sortilegio

A quick summarization of Morante's first novel: alone, orphaned, grieving, Elisa De Salvi (whose name provocatively recalls that of the author—Elsa) begins to write the saga of her family in an attempt to liberate herself from the ghosts of her past and her melancholy. She paints a baroque, unforgettable picture of southern Italian society in the belle époque, of her parents and grandparents and their intrigues, lies, and seething ambitions. She is especially interested in the lives and amours of her parents, Anna Massia and Francesco De Salvi; Anna's aristocratic cousin Edoardo Cerentano, and her adoptive mother, Rosaria. Elisa also traces her family history back to the previous generation of Massias and Cerentanos, telling the life of her grandmother Cesira. Yet Elisa declares herself to be an untrustworthy, even mad narrator, and her story navigates the relationships between history and fiction, between the truth and the illusions she has inherited. She herself is the most afflicted by the hereditary illness of menzogna, she warns us.
Menzogna e sortilegio was Morante's bold attempt to achieve for the novel in Italian literature what Ariosto had achieved centuries earlier for the chivalric romance when he penned Orlando furioso—to write the last, best specimen of a genre and in doing so, kill that genre off! Complex, baroque, intensely self-conscious, Menzogna e sortilegio at times recalls Stendhal, at times Wuthering Heights. Generally heralded as Morante's masterpiece, the novel has influenced contemporary Italian authors such as Mariateresa Di Lascia. 

Vita di mia nonna; le nonne 


Vita di mia nonna was the title of the first 1943 draft of what would eventually become Menzogna e sortilegio. This actual title was explained by Morante as summing up the essence of the novel: "il contrasto fra la cronaca quotidiana e i mondi favolosi dell'immaginazione porta quasi tutti i personaggi a una conclusione tragica."[1]
So, given the title of Vita di mia nonna, we must ask: ma quale nonna? The paternal grandmother of Elisa, Alessandra, and her maternal grandmother, Cesira, happen to map rather neatly onto 2 poles: campagna / città.
These 2 grandmothers are Alessandra, la nonna contadina (one thinks of the grandmother in the 1937 story La nonna), and Cesira: la nonna cittadina (one thinks of the grandmother in 1935's Ladro dei lumi).
This city/country divide is crucial in Menzogna e sortilegio: the latifundia provide the wealth that the upper class enjoys, the class that the Cerentano family belongs to; the same wealth and status craved by others like Cesira, Francesco who seek it in town. The latifundium is integral to the plot, though physically peripheral: Alessandra's encounters with Nicola Monaco (the estate administrator who literally moves between these 2 realms) result in Francesco's birth, for example. Menzogna e sortilegio often feels urban, claustrophobic- with its domestic Roman, Sicilian cityscapes, labyrinthine streets- yet the countryside is also a space of constrictions and poverty. Like Verga, Morante doesn't romanticize the countryside or make it picturesque; it is where Francesco falls ill with disfiguring smallpox.  
I have often thought that Menzogna e sortilegio plays with the town/country spaces of 19th century English novels such as Jane Eyre, Wuthering Heights, Mansfield Park, in which the primary setting is the country estate (note the house names in these last 2 titles...) Menzogna e sortilegio more closely resembles Great Expectations insofar as the wealth is derived from a "colonial" territory--the Sicilian countryside rather than Australia- and the action takes place in town-- "Palermo" rather than London. However, the Caribbean and American colonial fortunes that underpin novels such as Jane Eyre and Robinson Crusoe also come to mind.

Chapter of Menzogna e sortilegio: "Un ritrovo mal frequentato"

Appropriately for a chapter that will explore the divide, the boundaries between these 2 realms of città and campagna, the chapter I discuss today unfolds in a quite literally marginal place: a wretched wine shop patronized by gypsies, carbonai, carrettieri, and located nelle periferie of the city. Un ritrovo mal frequentato, as the chapter subheading says. Francesco passes dreary Sunday wintry afternoons there with his bored daughter Elisa.
As this chapter begins, Morante draws evidently upon Giovanni Verga. Morante's use of Verga, the late nineteenth century verista author, is not surprising as he was among her favorites and Menzogna e sortilegio has a Southern Italian setting similar to those often adopted by Verga.[2] In addition, Elsa Morante's  1945 tale "Il soldato siciliano," written in the same years she was at work on Menzogna e sortilegio, is strikingly influenced by Verga’s "Rosso Malpelo," as I explore in my manuscript. That the shop's owner is named Gesualdo and Francesco’s boast of a redhead smitten with him elicits a sly comment from the crowd about "Rosso Malpelo" further evoke Verga. By specifically mentioning the shop’s gypsy habitués, Morante introduces her typical Southern mythos (that same her novella Lo scialle andaluso demonstrates.) The jealousy of the malaria-ridden shopkeeper who keeps his wife (rumored to be a great beauty) perpetually cloistered and unseen is an initial jesting sketch – but one that echoes the marriage of Francesco and Anna too.  

"Il butterato si vanta"


Francesco is in the habit of giving lengthy, flowery, and untrue speeches in this wine shop-- we might think of Davide Segre’s speeches in La Storia. Francesco is a poor speaker, who seems to not only believe his own menzogna ["Pareva che le sue menzogne, appena dette, e in virtú, appunto della sua parola di ebbro, non fossero piú menzogne per lui, ma acquistassero tradizione e sostanza di verità." 514] regarding his own noble birth. He also predicts that "l’uomo dei secoli futuri sarebbe libero e felice." (514)  He is, however, not attuned to his audience who is inattentive and in their cups. Thus the second part of the chapter heading: Il butterato si vanta. In this "ritrovo mal frequentato" the young Elisa rehearses her role as our narrator and interpreter—there is even a cat to accompany her, like Alvaro, though this cat is unfriendly, feral, sooty, in keeping with the atmosphere of the wine shop and its rough patrons.  
Elisa’s inability to understand the double entendres of the male patrons in regards to Gesualdo's wife and Rosaria points to her unreliability in those roles of narrator and interpreter. (Rosaria, in fact, explains to Elisa later the true meaning of these witticisms.)
Elisa recalls one afternoon when a voice responds to Francesco from this audience—the speaker is "brigantesco e torvo." (We might think of "L'amante di Gramigna," and the brigand of that Verga story.) He wishes to describe something that happened to him "da giovanotto" when he used to fearfully attend church "come fossi stato una donna," he says. And he claims that his tale will illuminate to the signor "le sorti dei lavoratori" (519). Elisa observes that on the rare occasion that someone does speak from among the wine shop’s clientele, "il parlatore si mostrava perfino prolisso, e si rivelava, non meno di mio padre, empio e bugiardo. Uno di questi racconti da me uditi allora m'è rimasto nella memoria." (516) Thus a chain of grandiloquent speakers is established; this anecdote is told because it somehow remains lodged in Elisa's memory. This is in keeping with the production of this text as a whole, with Elisa’s familial disease of "menzogna," which makes her kin (as she declares in the prologue) worshiping falsehood, unable to recognize "nessuna felicità possibile fuori del non-vero!" (21) 

Assurdità infernale


The anecdote this unnamed speaker tells rewrites Canto XIII of Dante’s Inferno, which contains the tale of Pier della Vigna in the wood of the suicides (itself a rewrite of the third book of Virgil’s Aeneid with Polydorus). The anecdote describes an incredible encounter with a tree that begins to speak after its branch is broken. I propose that Morante chooses this famous passage since it offers a moment where she sees nature and art joined, where sin and repentance are embodied, since the speaking and unnatural/natural body are precisely what is incredible about this canto. The chapter subheading with the word infernale reveals that the link with Dante is intentional—and recognized by Elisa, though we may ask, does she supply this title or is it Morante? And why "assurdità"?  
This storyteller is now an urban worker – a carrettiere- who used to have a more “country” profession: carbonaio. We might note that both are circulating jobs, moving within these spheres. What determines the movement of the carbonaio as opposed to the carrettiere, who drives where his patrons direct? Property laws govern the carbonaio and where he can gather wood--the same estates I mentioned previously. Nature is therefore divided by the same lines of class, status, as in town.
He recounts how he visited the stunted local wood during winter storm "una mattina d'inverno, tanto buia da parere una notte mi'incamminai per la montagna" (517); day seems like night and the wind evokes Canto 5's "bufera infernal che mai non resta.” He relates: "la boscaglia della pendice urlava e fischiava al pari d’una foresta" (517). We might think of who else wanders in a forest... 
He is tempted to harvest wood from a nobleman’s land, risking the sin of stealing.
Amidst this noise, he hears something confusing, disconcerting, strange: “mi parve d’udire nel frastuono un fischio umano, un motivo, come d’un un amico che mi chiamasse. Mi spinsi là donde era venuto il fischio, ma non vedendo persona viva, pensai d’aver sofferto un’allucinazione dell’udito. Nel dubbio, tuttavia, m’indugiavo, e intanto m’accade, giocando, distrattamente, di staccare un ramoscello dall’albero piú vicino; allora mi suonò accosto all’orecchio un urlo che mi gelò il sangue.” His perception that someone is calling to him evokes the misperceptions in Canto 13-  how Dante writes that Virgil thinks that Dante believes the wood of the suicides to be initially full of people hiding: "Cred' ïo ch'ei credette ch'io credesse"

Io sentia d’ogne parte trarre guai        22        Lamentations I heard on every side
e non vedea persona che ‘l facesse;    23        but I saw no one who might be crying out
per ch’io tutto smarrito m’arrestai.      24        so that, confused, I stopped.
  Cred’ ïo ch’ei credette ch’io credesse           25        I think he thought that I thought
che tante voci uscisser, tra quei bronchi,         26        all these voices in among the branches
da gente che per noi si nascondesse.   27        came from people hiding there.

Yet unlike Dante, who is purposefully directed by Virgil to pluck a "ramicel" the carbonaio abdicates responsibility for breaking off the branch. He is passive- this breakage simply happened while he was playing, distracted, at random from the nearest tree: "e intanto m’accade, giocando, distrattamente, di staccare un ramoscello dall'albero piú vicino." Thus the idea that a lesson will be conveyed is already confused-is this encounter accidental or purposeful? The tree challenges this abdication of responsibility, this distraction as it begins to speak, saying it is –"colui che tu mutilasti."
It explains: "Non sono un albero, sono un uomo battezzato come te, un carbonaio. Questo è il corpo mio, rabbioso e contorto, e questi rami agitati son le braccia mie, queste radici sono piedi miei." The carbonaio asks "se uomo sei, pianta sembri?" He initially assumes the tree, while human, stole wood from private lands, the same crime he was on the verge of committing. However, the tree explains that though he was honest, the profession of the carbonaio is per se sinful. Its contrapasso, the sentence of the damned carbonaio: "Chi, da vivo, bruciò rami e alberi per far carbone sia condannato, da morto, a vegetare nel suolo, e venga straziato, rotto, bruciato nelle membra per far carbone, rigermogliando nuovamente in eterno." (italics as in the original; 518) This parallels how souls fall into the Inferno and grow in the wood, as Pier della Vigna describes it:  

Cade in la selva, e non l’è parte scelta; 97      ‘It falls into the forest, in a spot not chosen,  ma là dove fortuna la balestra,           98        but flung by fortune, helter-skelter,
quivi germoglia come gran di spelta.  99        it fastens like a seed.

And not incidentally, by choosing a carbonaio, Morante plays upon Dante’s simile of a green log burning for Pier della Vigna’s voice— which evokes the humble process of making carbone:

Come d’un stizzo verde ch’arso sia     40        As from a green log, burning at one end,
da l’un de’ capi, che da l’altro geme   41        that blisters and hisses at the other
e cigola per vento che va via,            42        with the rush of sap and air,              
sì de la scheggia rotta usciva insieme  43        so from the broken splinter oozed                  parole e sangue                44        blood and words together…

Furthermore, this fate of eternally sprouting evokes Verga's words in "L'amante di Gramigna: "che la mano dell'artista rimarrà assolutamente invisibile, allora avrà l'impronta dell'avvenimento reale, l’opera d'arte sembrerà essersi fatta da sé, aver maturato ed esser sòrta spontanea, come un fatto naturale, senza serbare alcun punto di contatto col suo autore, alcuna macchia del peccato d'origine." Interesting how nature and sin appear here as well!
Yet there is still time for our narrator to save himself from this arboreal fate, to reflect and repent; otherwise the tree would not have spoken. The curious narrator asks about the fates of il falciatore, il fornaio, il fabbro? The tree merely "rideva alla maniera d'una strega." As for the fate of il macellaio? The tree gives a bloodcurdling "un gemito di lupo" (518).  
Another question is posed by the carbonaio: il gran signore, what is his destiny? The tree responds Socratically: "Fare niente è peccato?" The carbonaio reasons that those who do nothing in life, repose after death. However, the tree falls silent, withholding any final answers, perplexing the carbonaio who is left so unsure of his reasoning, so dumbfounded and confused that he has forgotten numbers to count with, which hand to cross himself with, he wouldn't even recognize his own mother if she returned from the dead... but he has a final question which returns to his initial misconception about his interlocutor (that he was a thief—a misconception that repeats his own near brush with criminality):
"Rubare è peccato?" The tree remains mute. Rubare è peccato seems a transformation of the anarchist slogan that private property is theft from Pierre-Joseph Proudhon. Proudhon decried the kind of property by which one person exploits the labor of another, while upholding property in another sense—such as the right of the craftsman to own his workshop and tools, or the farmer his fields, giving the individual control over his means of production. Specifically the kind of ownership that this worker lacks. And to look ahead to L'isola di Arturo’s revolutionary anarchist for the "Vera causa,"  Silvestro, La Storia's Davide Segre, Ida's father and Il mondo salvato dai ragazzini -- all expound anarchist-influenced ideas.
Reasoning that first, theft is punishable by imprisonment, and second, that a carrettiere at worst would be punished eternally by being transformed into a mule pulling a cart, our narrator staggers down the mountainside, resolved to quit his profession, and enter the city. It is striking that the carbonaio's questions are divided by class, profession, productive work, as opposed to the otium, the leisure of the gran signore. The same divide that determines not only where he can licitly gather wood, but also the fates of the characters—the leisure that Anna longs for, the wealth Cesira seeks, the status Francesco craves... Nature does not oppose culture in other words, they are entwined.
This tale is meant to be humorous, absurd, it elicits coarse laughter, "una corale risataccia" from the audience whose response guides ours. But Francesco appears to have not heard or even listened. (519) Clearly it is absurd to characterize every artisan as damned for all eternity, or that trees speak... or that grandi signori do not sin... or perhaps it is absurd that a carrettiere would know his Dante. Nature- harsh, terrifying, bewildering--is disenchanted here, the site of physical suffering, even eternal punishment. 
In contrast, we may recall that the art and artifice of the curtains of Edoardo's room in the Cerentano palace were "ricamate con fili di seta variopinte; e i fiori e frutti disegnati sul grande tappetto vincevano quelli della natura col loro smagliante colore." And for Elisa "questa camera del cugino parve cosí attraente, che avrei accettato volentieri di giacervi a lungo malata, al posto di Edoardo." [3] A bodily exchange and transformation for a different kind of suffering unto death, that of the gran signore… 
In conclusion, this bagatelle, this assurdità infernale proves to illuminate in a key of low comedy, reminiscent of Dante's Inferno, much of Menzogna e sortilegio, of the unreality of power (the power that is "tutto uno scherzo" as La Storia insists in its ritornello) and of the reality of great art to Morante, who describes herself as "essere stata addirittura risuscitata dai morti" by the extraordinary "vitalità" of her favorite authors. (Opere, vol 1, 1520)





[1] Morante, Garboli and Cecchi, eds., Opere vol 1., LVI.
[2] Elsa Morante, Opere vol. 2, eds. Cesare Garboli and Carlo Cecchi, (Milan: Mondadori, 1988), 1520.
[3] Morante, Menzogna e sortilegio  567.  

martedì 27 maggio 2014

Magnifica presenza morantiana al convegno AAIS

Il 23-25 maggio presso l'Università di Zurigo si è svolto il convegno annuale dell'American Association for Italian Studies, organizzato dalla professoressa Tatiana Crivelli, nel quale hanno partecipato non solo i soliti accademici e docenti americani ma anche un gran numero di studiosi europei. 

Eccovi alcuni esempi di conferenze sulla Morante:

The Cultural Crisis of Modernity: Fragmentation, Marginalization and Transgression in Italian Women Writers of the Novecento [II].  
  • Organizza: Chiara Fabbian
  • Modera: Alberica Bazzoni
  • Emanuela Piga — Altri sguardi e frammenti di storia nella scrittura di Elsa Morante

La maternità nella letteratura italiana delle donne dal ventesimo secolo ai giorni nostri [I]. 
  • Organizza e modera: Laura Lazzari    
  • Melanie Jorba — Le madri di Elsa Morante
  • Katrin Wehling-Giorgi — Ero io l’ordinatore della strage: Mothers and Violence in Morante, Ferrante and Sapienza


Dante in Dialogue [II]

  • Organizza: Jennifer Rushworth   
  • Modera: David Bowe
  • Manuele Gragnolati — Between Transformation and Identity: For a Diffractive Reading of Dante, Pier Paolo Pasolini and Elsa Morante



Ho avuto inoltre il piacere di far parte di un panel tutto dedicato alla Morante ed organizzato dalla professoressa Stefania Lucamante:

Unreality, Artifice, and Sin in Elsa Morante’s Writings
  • Organizza: Stefania Lucamante 
  • Modera: Gaetana Marrone-Puglia
  • Gabrielle Orsi — Disenchanted Nature: Assurdità infernale in Menzogna e sortilegio
  • Sharon Wood — From Sophocles to beat: Staging the modern self in Elsa Morante's "Una serata a Colono"
  • Claudia Karagoz — Peccati: Sin, Abjection, and the Body in Elsa Morante's Early Writing
  • Stefania Lucamante — Propaganda, pregiudizio, e totalitarismo: Arendt e il mondo della Storia