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lunedì 22 settembre 2014

American Academy in Rome


"The Visiting Artists and Scholars Program provides artists and scholars of any nationality the opportunity to participate in the interdisciplinary and intellectual community of the American Academy in Rome."

Sarò a Roma dal 26 ottobre fino al 18 novembre all'American Academy come 'visiting scholar', cioè studiosa in visita. Penso di visitare la Biblioteca nazionale centrale di Roma per studiare i manoscritti di Morante; con la meta di scrivere degli appunti per un progetto monografico sulla scrittrice romana. E per il resto, il mio "piano di studio" comprende anche il leggermi dei libri accademici-- ce ne sono tanti nuovi libri sulla Morante che non ho ancora letto... E vorrei anche fare una visita alla Casa di Traduzione per dare un'occhiata alla biblioteca.

venerdì 27 giugno 2014

Quella mattina di luglio, di Corrado Augias

Copertina del romanzo, con una foto di Man Ray

Un giallo 'storico': Quella mattina di luglio, di Corrado Augias

Roma, 19 luglio 1943: una giornata indimenticabile. L'indagine routine di Flaminio Prati, commissario del quartiere San Lorenzo, di un delitto avvenuto in un anonimo appartamentino del rione viene interrotta del bombardamento degli Alleati. Così inizia il crollamente del fascismo e nasce una nuova realtà post-fascista... però chi ha amazzatto la bellissima Franca Gandolfo, e perchè?


La mia copia di questo romanzo ho comprato per caso in una libreria di libri usati in California per $1.00; è stato infatti l'unico libro in italiano e l'ho scelto proprio per la bella copertina, adornata con una foto di Man Ray {"Harper's Bazaar," 1941}, e per l'opportunità di leggermi un libro in italiano.

Lettori miei, vi lascio immaginare la mia sorpresa quando ho letto che, durante l'episodio del bombardamento nei primi capitoli del romanzo, il protagonista Flaminio Prati si rifugia in una cantina dove incontra una madre e figlio. E come si chiama la coppia? Ida e Giuseppe, detto Useppe.  Una coincidenza? 

Sembrava incredibile... comunque, il mio dubbio è stato sciolto come i nodi dell'indagine stessa: nella "Nota dell'autore" che chiude il romanzo, spiega Augias: "Devo poi segnalare il romanzo di Elsa Morante, La Storia... al quale è dedicato una breve citazione testuale nel capitolo sul bombardamento, come il lettore accorto sicuramente avrà notato. Sono consapevole che una parte della critica ha apprezzato questo romanzo in misura inferiore agli altri della grande scrittrice. Per quanto mi riguarda lo lessi con tale trasporto da averne conservato un ricordo incancellabile." {pp. 258-9; dicembre 1994}

Copertina alternativa del giallo



lunedì 2 giugno 2014

Colpa del sole - 2


Come vi ho scritto in un post precendente,  il blog di Nuovi Argomenti ha scritto sul film "Colpa del sole," il solo film mai diretto da Alberto Moravia. Assieme a un videoclip, presenta il racconto che Moravia utilizzò come soggetto nella sua unica prova da regista.  
Il titolo del film mi fa pensare del sole e della luce che, nelle opere di Morante, rappresentano un prise de conscience terribile, mortificante... mi chiedo se esistono dei legami tra questo film di Moravia e il tema morantiano... 

Maria Grazia Di Mario mi ha indicato che il suo nuovo libro, pubblicato l'anno scorso, La Roma di Moravia tra narrativa e cinema dà ampio spazio al film "Colpa del sole." 


C'e un brano del testo disponible sulla rete qui. Vi riporto l'indice del libro sotto.


lunedì 18 marzo 2013

Colpa del sole, di Alberto Moravia


Il blog di Nuovi Argomenti ha appena scritto sul film "Colpa del sole," il solo film mai diretto da Alberto Moravia. Assieme a un videoclip, presenta il racconto che Moravia utilizzò come soggetto nella sua unica prova da regista.

Io non ho ancora visto il film ma mi piace l'idea di includere il racconto.
Inoltre il titolo mi fa pensare della luce accecante del sole (in particolare del sole di mezzogiorno) nella scrittura di Elsa. Per esempio la morte di Anna nel primo romanzo viene accompagnata da questa luce di pieno sole. O la luce orribile di Aracoeli quando Manuele si mette gli occhiali per la prima volta.

domenica 5 febbraio 2012

The Smiles of Rome

THE SMILES OF ROME:
A Literary Companion for Readers and Travelers.

Edited by Susan Cahill, 332 pp.,  Ballantine Books, Paper, $14.95
ISBN: 978-0-345-43420-3

Susan Cahill offre un ritratto di Roma, città natale della Morante, nel The Smiles of Rome, che trovo una lettura piacevole...

D'accordo è Richard B. Woodward nella recensione dei New York Times:
"...Ms. Cahill does a fine job combining practical suggestions with writings by some of the usual suspects - Goethe, Hawthorne, Henry James and Eleanor Clark- and includes two Italians, Natalia Ginzburg and Elsa Morante, too little known outside their own country."

Trovo molto interessante la scelta di Cahill di citare qualche brano de La Storia che descrive il ghetto romano e il cosidetto Judenaktion del 16 ottobre 1943, passaggi del romanzo che sempre mi lasciano conmossa. E inoltre, visto che la Morante non si identifica come ebrea in modo chiaro e definitivo, questi passaggi implicherebbero a un lettore generale che ne fosse... Comunque, Cahill spiega bene la storia non solo del ghetto e del 16 ottobre 1943 ma anche degli altri quartieri nominati nelle citazioni de La Storia. Insomma, sono lieta di vedere la Morante in un antologia così ben curato e così adatta a lei, una romana di cuore!

giovedì 4 agosto 2011

Aperta la Casa delle Traduzioni a Roma

Una notizia de Conseil Européen des Associations de Traducteurs Littéraires:
Il 23 giugno viene inaugurato la Casa delle Traduzioni a Roma, il cui scopo è di qualificare il lavoro del traduttore e di promuovere la diffusione della letteratura e della lingua italiana nel mondo. Un video dell'inaugurazione è disponibile qui.

La Casa delle Traduzioni è caratterizato da una biblioteca di specialista e uno spazio adatto alle attività culturali e, fra pochi mesi, ospiterà anche i traduttori italofoni. La biblioteca anche contiene una raccolta delle traduzioni delle opere di Elsa Morante e una galleria dei ritratti degli scrittori italiani del fotografo Rino Bianchi.

Per ulteriori informazioni:
Casa delle Traduzioni
Via degli Avignonesi 32
00187 Roma
Bibliotecario: Simona Cives
Tel: (0039) 06 45430235 – 06 45460721
e-mail: casadelletraduzioni@bibliotechediroma.it


martedì 22 febbraio 2011

"Noble and Savage": Robert Boyers recensisce Lily Tuck

Noble and Savage: The Bitter Extremes of Elsa Morante
Robert Boyers
Harper’s. (July 2009): pp. 79-82

Per cominciare... devo ammettere di stimare poco il libro di Lily Tuck, Woman of Rome: A Life of Elsa Morante (New York: HarperCollins, ©2008), la prima biografia morantiana in inglese. Comunque, la recensione di Robert Boyers ci offre un ritratto interessante della Morante.



Mettendo a parte la mia impressione che a volte nel Woman of Rome (e che titolo!! avrebbe infuriato Morante!) ci siano paragrafe troppo somiglianti agli scritti dei critici più importanti morantiani: Tuck confessa di non parlare italiano. Come mai ha scritto la biografia? Ovviamente si è aggrappata alle traduzioni, alle fonti accademiche disponibili in inglese, tanto che a volte anche certe frasi di Tuck risultano quasi le stesse al mio orecchio. Avevo infatti l’impressione di sentire gli echi rimbombando mentre leggevo Woman of Rome. Impressione condivisa da altri lettori appassionati della Morante—si veda il blog di Michael McDonald e il suo articolo per il Wall Street Journal. 

E la sua ignoranza della lingua si mostra. Per esempio, a Tuck non piace Menzogna e sortilegio, che lei rigetta subito come "lugubrious", "sprawling and confusing" e "irritatingly precious"--una caratterizzazione che ignora il fatto che la traduzione fatta negli anni cinquanta del romanzo (che suppongo che Tuck abbia letto) è risultata male come ci spiega Marco Bardini nel suo "House of Liars: the American translation of Menzogna e sortilegio" nel eccellente Under Arturo's Star: The Cultural Legacies of Elsa Morante (a cura di Stefania Lucamante e Sharon Wood, Purdue University Press, ©2006.)

Purtroppo, questa  caratterizzazione de Menzogna e sortilegio è anche echeggiata di Boyers nella sua recensione, benchè oggi il romanzo venga accolto dai critici come il vero capolavoro morantiano. Boyers e Tuck preferiscono La Storia; Tuck descrive a lungo la seconda guerra mondiale e il dopoguerra. Scrive Boyers, "The consensus, among Morante's readers and admirers, is that History remains her greatest novel, though when it was first published in Italy it inspired controversies that had little to do with its literary merits." Non ne sarei tanto sicura; ricordo bene un pomeriggio parecchi anni fa alla Columbia University in cui il professore e poeta Paolo Valesio mi ha assicurato che a lui non è piaciuto molto La Storia! Anche a me non sembra così bello come gli altri romanzi morantiani...

E... il giudizio di Tuck (ma non di Boyers) sull'ultimo romanzo morantiano, Aracoeli, è un po' stonato: "almost pointlessly disturbing and shocking." Un altro punto di vista? The Power of Disturbance: Elsa Morante's Aracoeli, a cura di Manuele Gragnolati e Sara Fortuna (Oxford: Legenda, 2009) "re-evaluates the esthetical and theoretical complexity of Morante's novel and argues that it engages with crucial philosophical and epistemological questions in an original and profound way. Contributors explore the manifold tensions staged by the novel in connection with contemporary philosophical discourse (from feminist/queer to political theory to psycho-analysis) and authors (such as Emilio Gadda, Pier Paolo Pasolini and Pedro Almodovar)."


Come nota McDonald, la fantasia di Tuck fornisce delle affermazioni biografiche che io e Boyers troviamo poco convincenti—nelle parole di Boyers: "The notion that she [Morante] was a pathetic, put-upon woman is questionable, to say the least, and since Tuck cannot have based her speculations on the evidence of Morante's life, one might wonder whether 'accommodating' women figure prominently in Morante's novels. In the main, they do not." Ed inoltre c'è l'affermazione che la giovane Morante era costretta a lavorare come prostituta--un’affermazione che non ho mai visto in nessuna altra fonte sicura! E dato che la Morante aveva una tendenza piuttosto conosciuta ad esagerare e a fare delle storielle, un biografo avrebbe dovuto dubitarne o almeno avrebbe dovuto dubitarne le più scioccanti...


Ma torniamo alla recensione di Robert Boyers. La sua dichiarazione iniziale--"Thirty years ago, it seemed that Elsa Morante had established herself as a major literary figure... Morante was often grouped with other leading Italian writers of her generation, including Cesare Pavese and her former husband, Alberto Moravia."--rimane troppo vero oggi, due anni dopo la pubblicazione della recensione nel 2009. Comunque, Boyers ci dà una piccola biografia nella recensione, che serve ad illustrare una figura affascinante. 

La visione delle opere morantiane secondo Boyers: "Primary in the view of life that emerges here [Aracoeli], as elsewhere in Morante, is the sense that all relationships and loyalties are precarious and, in the end, disappointing. There was something ruthless and unforgiving in Morante's imagination that remains bracing and exemplary. She could not bring herself to believe in the redemptive promise of enlightened values or of love, and she seemed bravely impervious to the delusion of comfort." Noble and savage, sì; "senza i conforti della religione," come ci dice il titolo di una stesura de La Storia scritta negli anni sessanta.

domenica 5 dicembre 2010

Robert Katz e "La Storia"

Ho appena finito di leggere The Battle for Rome di Robert Katz; mi è colpito il suo impiego de La Storia di Elsa Morante.

Katz cita il romanzo controverso tre volte come se fosse il reportage dei nove mesi dell'occupazione nazista invece di un romanzo--spesso per esprimere gli umori del popolo romano (pp. 275, 305 e 311).  E infatti Morante cerca di dare voce a quel popolo ne La Storia, mostrando la sua ben notata simpatia per "gli umili".

Benchè Morante conoscesse benissimo Roma, e sapesse quant'era una città oppressa, triste, affamata durante quei nove mesi, non sarebbe stato più adatto citare La Storia come finzione o come resoconto 'romanzato' in un'opera storiografica?